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CRIDOLA, SPALTI E MONFALCONI

Dal rifugio Giaf entriamo ora in uno dei gruppi più noti e famosi delle Dolomiti. Molto conosciuto per la sua bellezza e frequentato (ma prevalentemente dagli alpinisti) per la grande varietà delle arrampicate che consente. Un gruppo, infatti, che per sua fortuna non è stato sofisticato e degradato come tanti altri, da strade, alberghi, teleferiche ed altre diavolerie, e che non vede la invasione delle auto e della ormai consueta folla sguaiata e impazzita. Qui gli automezzi non arrivano oltre i 1300 metri, e con molta pena. Per salire oltre bisogna farlo a piedi e con sacco sulle spalle, e di farlo se la sentono soltanto gli alpinisti veri e quelli che amano, in solitudine e in silenzio, la solenne bellezza dei monti. Anche il Gruppo degli Spalti e Monfalconi (cui aggiungiamo il Cridola che vi è unito a formare praticamente un unico complesso) non fu scoperto molto presto dagli alpinisti. I primi ad accorgersene furono naturalmente gli inglesi: Gilbert e Churchill, che Osservando da Domegge lo straordinario fantastico schieramento di torri e guglie e campanili e profonde forcelle a scenario dell'alta VaI Talagona, vennero fino alla Casera di Vedorcia per meglio osservarle: e contarono trenta punte. Un altro inglese, il Tuckett, fu spinto dalla curiosità di vedere da vicino queste così strane montagne, e venne egli pure a Vedorcia, e oltre, arrivando fino alla Forcella Spe. Ma gli alpinisti che per primi si inoltrarono nel gruppo e misero le mani sulla roccia tardarono ancora diversi anni a farsi vedere: e lo spiega il fatto che accedere nella zona era, e restò per parecchio tempo, un problema. Mancanza di strade, rarissimi e privi di qualsiasi conforto gli alberghi, ricoveri impossibili, e di rifugi neanche l'ombra.
Finalmente qualcuno apparve, venendo dalla parte del Friuli: e fu il Pitacco che nel 1880 salì una croda del Cridola, credendo di arrivare sulla cima maggiore. La quale sarà vinta invece quattro anni dopo da Kugy , il grande alpinista triestino, al quale inutilmente un pastore disse che "In la croda del Cridola non se ghe vien". Kugy rimase vivamente colpito alla vista dei Monfalconi dalla Tacca del Cridola: "una vista che non ha di uguali".
Passano pochi anni ed ecco farsi avanti gli animosi scalatori friulani: antesignano il Ferrucci, che nel 1891 sale il
Monfalcon di Montanaia, poi il Mantica, che arrivando ,quattro anni più tardi sulla Cima d'Arade, non rimane insensibile alla visione che di lassù gli si offre: "le punte dei Monfalconi, simili a colonne, che si levano dalle innumerevoli creste incise da strette profonde forcelle, i camini e i colatoi che solcano tutte le pareti, gli enormi ghiaioni che scendono come torrenti dai fianchi a riempire le valli: tutto ciò insieme infonde al gruppo un interesse straordinario". Poi altri friulani: il D' Agostin, il De Gasperi, il Feruglio, ed altri italiani, e tedeschi e austriaci. Grandissimi nomi: Cozzi, Zanutti, Glanwell, Saar,
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