Home ALTA VIA N°6 ANELLO DI BIANCHI TRUOI DAI SCLOPS

 

 

 

ANELLO DI BIANCHI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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DESCRIZIONE DELL'ITINERARIO – FILE .PDF STAMPABILE
 

Lasciamo il piazzale del Rif. GIAF (1400 m. slm.) incamminandoci verso Nord/Ovest lungo il sentiero pianeggiante contrassegnato dal segnavia 346, che ci porta in breve al greto di un ruscello ed iniziamo la salita affrontando il tratto a fondo ghiaioso che sale verso la Forcella Scodavacca.
Abbandoniamo tale percorso dopo poche decine di metri imboccando, verso destra, la deviazione per il Cason di Boschet (segnavia 340); il sentiero si snoda inizialmente attraverso un bosco di abeti e larici aggirando verso Nord/Est le pendici del Monte Boschet.
Lentamente scopriamo l'intera verdeggiante valIe di Forni. Risaliamo il crinale mentre la vegetazione si dirada e la fatica si fa un pò sentire, in special modo affrontando la salita nelle ore più calde. A quota 1600 una fontanella lascia cadere poche gocce d'acqua sulle zolle verdissime e ci distoglie per un attimo dall'impegno della salita. Siamo quasi in cima. Percorriamo le ultime balze mentre il bosco riacquista consistenza ombreggiando il tratto finale che ci permette di raggiungere i 1700 m. del pianoro sommitale. Riprendiamo la via seguendo i colorati riferimenti segnaletici che ci portano ad oltrepassare il "Cason dal Boschet", sicuramente utile in caso di temporali.
Inizia qui la parte più suggestiva e meno nota del percorso. Affrontiamo le cenge erbose pianeggianti che solcano il versante Sud-Ovest del Monte Boschet che assieme alle tracce del vecchio sentiero, sono state ripulite dai mughi che le avevano sommerse.
Dopo alcune centinaia di metri, aggirando un costone, ci appaiono all'improvviso la rossastra sagoma verticale della Torre Spinotti e il geometrico intaglio della Forcella Scodavacca. Di fronte, le guglie suggestive dei Monfalconi . Percorriamo l'intero costone dominante il Rif. Giaf superando alcuni colatoi di slavine. Dove il bosco riprende il soprawento sui mughi ritroviamo il sentiero 346{1600 m.slm). Lo seguiamo per alcune centinaia di metri in leggera salita innalzandoci sino a quota 1660. A questo punto il segnavia ci invita a prendere a sinistra ed iniziamo I' attraversamento in direzione Sud nella zona denominata "Las Busas di Giaf'. Una serie di infossature erbose ricche di fiori e piante di ogni specie ci fanno da cornice. Prendiamo ancora un pò di quota sino all'incrocio con il sentiero 354 (1715m. slm): La Forcella da Las Busas ci sovrasta con i suoi ghiaioni mentre, seguendo il sentiero 354 verso Est , ridiscendiamo un pò verso il Rifugio il cui tetto intravediamo fra la vegetazione. A quota 1690, sempre seguendo le indicazioni sulle rocce, prendiamo a destra verso il costone roccioso dominato dalla Torre di Forni. L'intaglio fra due spuntoni di roccia di fronte a noi (1700 m. slm.) è il nostro nuovo punto di riferimento. Esso costituisce un vero sipario fra due scenari diversi. Alle spalle l'imponente massiccio del Monte Cridola digradante fino al Boschet. Di fronte le pendici dei Monfalconi, la F .lla Urtisiel e più distante il monte Cimacuta e le altre cime contornanti la valle di Forni.
Oltrepassato l'intaglio, affrontiamo con cautela gli stretti tornanti ricavati sul ripido pendio ed attrezzati con una funicella fissa, quindi, seguendo un tratto ancora ricavato fra i mughi, raggiungiamo il sentiero 342 (verso F .lla "dal CASON' e Bivacco Marchi Granzotto) . Lo scenario di fronte si è aperto definitivamente verso la verdissima zona delle malghe e delle Alpi Carniche. In primo piano Varmost, più lontana Tragonia di cui riusciamo a scorgere il tetto della Casera, sullo sfondo le moli imponenti del Clap SAVON e del BIVERA . Proseguiamo la discesa lungo un'infossatura fra i mughi onnipresenti sino ad incrociare, a quota 1680, il sentiero 361 (verso F.lla URTISIEL ed itinerari Truoi dai Sclops e CarniaTrekking).
Il tranquillo avvicinamento al Rifugio, ci permette le riflessioni finali su questo itinerario riscoperto e sulle persone che prima di noi hanno percorso questi sentieri, magari per un lavoro gravoso sui magri pascoli o nei boschi. Il fatto di averli riproposti agli escursionisti ci sembra un doveroso omaggio a loro ed alla tradizione culturale montana. Questa descrizione propone il percorso dell' anello in senso antiorario che a nostro parere è il migliore. Nulla vieta di percorrerlo in senso inverso in quanto la segnaletica predisposta ne garantisce altrettanta sicurezza. Per i meno allenati le possibilità intermedie di ritorno al Rifugio con i sentieri 346 e 354 permettono di dividere l'anello in più tappe.